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FOOD
NOT BOMBS - Il libro

Data
di uscita: 2002
Tiratura: 1500 copie
In collaborazione con Fratelli
Frilli Editore
INTRODUZIONE
Succede
che, frequentando certi ambienti, avendo a che fare con certe
persone, muovendosi in certe situazioni, si entri per forza
di cose a contatto con realtà, esperienze, modi di
essere e di vivere diversi da quelli convenzionali o, se si
preferisce, da quelli dominanti.
Come Kafka [da intendersi, qui e altrove, come il nome di
un gruppo musicale, n.d.A.] è ormai da qualche annetto
che bazzichiamo la scena punk-hardcore: concerti, festival,
piccoli tour in Italia e in Europa ecc. Un movimento costante
all'interno di un mondo per certi versi sommerso e, se si
vuole, anche un po' confuso, ma, allo stesso tempo, intorno
allo specifico creativo-musicale, straordinariamente prolifico
di idee, riflessioni, pratiche di vita radicali e iniziative
di lotta che, pur senza un ordinamento ideologico rigidamente
pianificato, vogliono, nel loro piccolo, incidere, modificare
la realtà storica, materiale e sociale contemporanea.
È in questo contesto, e a pensarci bene non poteva
essere altrimenti, che siamo venuti a conoscenza delle prime
sparute informazioni relative a Food Not Bombs [d'ora in poi
nell'introduzione FNB, n.d.A.]. Poche cose all'inizio: qualche
riga letta distrattamente su qualche fanzines [rivista di
musica e attualità autoprodotta, tipica delle realtà
underground, n.d.A.], qualche ragazzo/a, specialmente nei
concerti all'estero, con attaccata al giubbotto la toppa raffigurante
una mano che stringe la carota, nulla più. Ma, si sa,
la curiosità fa miracoli, specie se aiutata dalla fortuna,
o per lo meno ci prova. E così accadde che un paio
d'anni fa, durante l'ultimo tour dei Kafka in Gran Bretagna,
precisamente a Winchester, ci imbattessimo in un banchetto
di stampa alternativa e lì tra i tanti libri, riviste
e pubblicazioni di vario genere e formato ci capitasse tra
le mani un volumetto tutto arancione, sul quale campeggiava
il già conosciuto logo della mano con la carota e la
scritta nera a caratteri cubitali di FNB. Ovviamente facemmo
l'acquisto, e quel volumetto ci piacque e stimolò a
tal punto da spingerci a contattare gli autori, nonché
fondatori, del primo collettivo FNB, C.T. Butler e Keith McHenry,
portandoci, nel giro di un paio d'anni, a realizzarne la pubblicazione
in italiano.
Diciamolo
subito: non staremo qui a fare un riassunto della cronistoria
di FNB. La sua genesi, le sue prime azioni, il suo sviluppo,
la sua per certi versi sorprendente diffusione
negli Stati Uniti prima e in Europa poi trovano il giusto
spazio, le dovute spiegazioni all'interno del libro e non
avrebbe quindi senso anticiparle in questa sede. Basterà
dire, in queste noterelle introduttive, che l'avventura di
FNB, oggi più che ventennale, ha inizio sulla scia
dei movimenti antimilitaristi e antinucleari attivi, negli
Stati Uniti, nei primissimi anni ottanta; con una piccola,
ma decisiva, peculiarità. Alla "cultura della
morte" e delle bombe, FNB risponde distribuendo ad ogni
manifestazione, ad ogni sit-in di protesta a cui prende parte
cibo gratuito. Il messaggio è chiaro, spietato nella
sua banalità: "cibo non bombe, food not bombs".
Il discorso o, per meglio dire, l'azione di FNB ben presto
però si allarga, partendo dalla constatazione empirica
e scontata tanto scontata da farci, forse, cinicamente
l'abitudine che ci sono esseri umani che vivono patendo
la fame e che questo molto spesso accade non all'altro capo
del mondo, ma in molte strade delle nostre città, dove
emarginati, disadattati, vinti dalla vita o, meglio ancora,
vinti nella lotta per la vita cercano di riempirsi una pancia
che, però, rimane sempre vuota. Tutto questo avviene
ogni giorno perché chi ha in mano le leve del potere
spende soldi in armi sempre più micidiali, anziché
in cibo che sfami chi ne ha bisogno. È un fatto assurdo,
illogico, paradossale tanto quanto è vero, innegabile,
verificabile. Contro questa follia contemporanea, FNB non
propone paroloni ad effetto o discorsi roboanti, ma agisce
concretamente portando cibo nelle strade perché
è nelle strade, nei parchi, nelle nicchie di cemento
poco illuminate, nei ghetti e nei vicoli che si muovono i
poveri, gli esclusi del e dal "mondo perfetto" ,
mettendo in piedi situazioni, eventi dove "improvvisi",
ma non improvvisati, banchetti della "mano con la carota"
offrono zuppe, pane, caffè caldo senza chiedere nulla:
né soldi, né tessere.
Il cibo che adopera FNB, strano ma vero, non è stato
comprato, ma per la maggior parte è stato raccolto
facendo il giro di supermarket, mercati, forni, che, quotidianamente,
buttano via tonnellate di cibo ancora buono e utilizzabile
quando, ripetiamolo, in molti casi letteralmente dietro l'angolo,
c'è chi per colazione, per pranzo, per cena ha sempre,
se va bene, lo stesso tozzo di pane, solo più secco,
più vecchio, più sporco. E qui sta l'altro mostruoso
paradosso del nostro "mondo perfetto". Viviamo in
una società che in buona parte, statistiche mediche
alla mano, si avvia all'obesità e che, nello stesso
tempo, è schiava della "nevrosi Weight Watchers"
e del fitness ad oltranza ma che, indifferente ed egoista
com'è, assolutamente non si preoccupa dell'"altra
metà del cielo" che ha fa la fame tutti i giorni
dell'anno. È una società ipocrita, sedotta e
corrotta dall'iper-consumo, miope e sprecona, che s'ingozza
e fagocita a più non posso per far muovere gli ingranaggi
del mercato globale e dei suoi capitali (il cibo, in questo
caso, è davvero paradigma perfetto dello sperpero di
risorse acquifere, energetiche, ambientali del nostro tempo
postmoderno, postindustriale, ma per molti aspetti ancora
pre-umano e certamente ipo-lungimirante). L'azione di FNB
mira a contrapporsi, in un modo semplice, diretto, minimale,
ma concreto, alle follie di un mondo che si vuole presentare
e rappresentare col contributo pseudo-intellettuale
di apologisti da strapazzo come "il miglior mondo
possibile". FNB raccoglie, prepara e distribuisce cibo
a tutti gli esseri umani che riesce a raggiungere, esseri
umani in difficoltà e bisognosi di aiuto anche perché,
semplicemente e drammaticamente, affamati.
Questo
è quello che fa FNB, quello che fanno gli oltre 170
gruppi FNB sparsi nel mondo. Gruppi, collettivi, che si muovono
come cellule autonome del tutto indipendenti e degerarchizzate
tra di loro, andando al più a formare una rete organizzativa
informale (scambio d'informazioni, esperienze, strategie,
consigli pratici ecc.). Ciò vuol dire, sostanzialmente,
che chiunque può formare un gruppo FNB senza aver bisogno
di iscriversi ad alcunché, senza aver bisogno di tessere
di partito o di certificati d'appartenenza. Basta "solo"
averne voglia e, una volta messo in piedi un gruppo, non c'è
nessun superiore a cui si debba rendere conto di quello che
si fa o non si fa, se non alla propria coscienza. Le regole,
l'organizzazione interna, le pratiche d'azione variano a seconda
delle persone che formano ogni specifico collettivo, del contesto
sociale, della città, del quartiere in cui ci si trova
ad operare. Parallelamente, esistono alcune linee guida che
specificano meglio l'impianto ideologico di FNB:
- tentare di coinvolgere attivamente gli individui che ricevono
il cibo, invitandoli, ad esempio, a recuperarlo a loro volta.
In questo modo si vuole superare quella dimensione unidirezionale
passivo-caritatevole che alla lunga può risultare avvilente
per chi la "subisce", specie se accompagnata da
lunghe e umilianti trafile burocratiche e da segreganti definizioni
ed etichettature sociali; modalità, purtroppo, spesso
caratterizzanti i servizi d'assistenza pubblica istituzionale;
- praticare sempre interventi nonviolenti. Così facendo,
tra l'altro, si evita di appiattire il concetto di azione
diretta nell'angusta riserva dell'azione violenta o vandalica,
mettendo contemporaneamente in serio imbarazzo, agli occhi
dell'opinione pubblica, le forze dell'ordine che si trovano,
nelle loro azioni repressive, a brandire manganelli e scudi
contro chi offre ciotole di zuppa e caffè caldo;
- essendo contro ogni forma di violenza, non utilizzare nessun
prodotto animale perché frutto anch'esso della violenza
brutale dei forti sui deboli, cioè degli uomini sugli
animali. Si supera in questo modo un'ottusa ottica puramente
antropocentrica a favore di una nuova etica laica fondata
sul rispetto di tutti gli esseri viventi, supportando allo
stesso tempo la diffusione di una cultura gastronomica vegetariana,
che, non dimentichiamolo, se applicata in larga scala permetterebbe
di risolvere buona parte del terribile problema della fame
del mondo se tutti i terreni coltivabili della terra
venissero esclusivamente usati per produrre non foraggi, ma
frutta, verdura e cereali (negli USA., ad esempio, ben il
90% dei cereali, tra quelli prodotti e quelli importati, viene
impiegato per nutrire animali destinati al macello), si potrebbe
sfamare una popolazione 5 volte superiore a quella attuale;
- vincere, nell'atto stesso di formare un gruppo FNB, l'indifferenza
verso il prossimo, l'individualismo assolutizzato, la solitudine
insita nella società dell'uomo-consumatore, e favorire
al contempo una pratica aggregativa e collaborativa che aspira,
facendo "qualcosa insieme", ad una collettività
più umana e altruista. In definitiva, chi sceglie,
chi vive FNB cerca, citando le parole di C.T. Butler e Keith
McHenry, di essere "le stesse persone che stiamo cercando
di servire".
Furono
queste idee, questo modo di intendere l'impegno politico come
qualcosa di indissolubilmente connesso ad una pratica sociale
attiva, concreta e solidale a farci decidere, due anni fa,
di fare qualcosa per supportare FNB. Non essendo allora in
grado di formare un collettivo nella nostra città,
decidemmo di "sfruttare" il fatto di essere, come
Kafka, un gruppo di persone da tempo impegnato nella scena
punk-hardcore. Grazie ai nostri contatti e, soprattutto, alla
disponibilità di altre ventidue band del nostro "giro"
italiane, europee e statunitensi riuscimmo a
realizzare un cd compilation benefit, "Still a plastic
culture in the 21th century", i cui ricavati sarebbero
stati destinati, con tutta probabilità, ad un collettivo
FNB in Europa, non esistendo nessun gruppo FNB italiano. Nello
stesso tempo, in diversi concerti, portammo cibo che vendemmo
a prezzo "politico", per raggranellare altri soldi
da aggiungere a quelli ottenuti con la vendita del cd benefit.
Ma proprio perché, in Italia, FNB è praticamente
sconosciuto, furono gli stessi C.T. Butler e Keith McHenry
a suggerirci di investire il denaro ricavato nella pubblicazione
italiana del libro di FNB, favorendone così, si spera,
la sua diffusione anche nella nostra penisola.
Il
libro, infatti, fornisce tutte le indicazioni necessarie per
creare un gruppo FNB. Nelle sue pagine, accanto alle parti
dedicate all'ideologia, alla storia, alle battaglie nonviolente
del movimento della "mano con la carota", si danno
un'infinità di consigli e supporti pratici un po' di
tutti i generi: come e con quali criteri raggruppare i componenti
di un possibile gruppo; come strutturare e gestire la divisione
delle operazioni da compiere (raccolta, preparazione, distribuzione)
per la riuscita delle azioni; come rapportarsi agli enti di
assistenza già attivi sul proprio territorio; come
gestire le ingerenze delle forze dell'ordine; di quali mezzi
e oggetti non si può fare a meno (dal furgone al tipo
di pentole più idoneo); come far girare la voce che
si ha intenzione di distribuire cibo; come e dove organizzare
materialmente il banchetto della distribuzione (il numero
e la gestione delle pentole, la scelta dei piatti di plastica
o no, l'uso dei thermos, la richiesta di eventuali offerte
ecc.). C'è persino un piccolo ricettario per far rendere
al massimo gli alimenti e i prodotti recuperati nel corso
della fase di raccolta. Tutto è spiegato con una dovizia
di particolari davvero scrupolosa, la dovizia di chi ha sperimentato
sul campo cosa sia meglio fare e cosa si debba evitare in
ogni fase, in ogni momento, in ogni circostanza, in ogni imprevisto
che si può presentare quando si agisce, quando si effettua
un'azione diretta, non-violenta, che incide nettamente sulla
vita reale.
È quindi un libro fortemente pratico, che considera
il fare, l'evento, la situazione concreta come l'unica forma
possibile di realizzazione politica. È un libro che
non sa di accademia e neppure di teoresi rivoluzionaria chiacchierata
in un comodo café o in una calda biblioteca; è
un libro che, in ogni sua pagina, sa di zuppa, di caffè
caldo, di vento preso in faccia in un banchetto d'inverno,
d'impegno per ridurre la sofferenza letta negli occhi di chi
ha fame; è un libro che sa d'amore e di rivoluzione
messa in pratica e non solo a parole. Non è certo un
libro da scaffale di libreria, ma è un libro d'azione
di strada, un libro di prassi rivoluzionaria che vuole aiutare
chi vuole fare e non solo riempirsi la testa e la bocca di
parole e slogan più o meno ribelli e bellicosi. In
questo senso, anche quando parla di quanto sale occorra in
pentola a seconda che si cucini per dieci, cinquanta, cento
persone è, prima di tutto, un libro politico, un libro
di pratica e militanza politica. "Quelli che parlano
di rivoluzione e di lotta di classe senza riferirsi esplicitamente
alla vita quotidiana, senza comprendere ciò che c'è
di sovversivo nell'amore e di positivo nel rifiuto delle costrizioni,
costoro si riempono la bocca di un cadavere". (Raoul
Vaneigem, filosofo intellettuale situazionista)
Kafka
Collective
Genova, febbraio 2002
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